Anno III N. 10 Gennaio-Febbraio 2010

ACQUA RUBATA

Cascate di Monte Gelato, Mazzano Romano (Parco Regionale Valle del Treja) - Foto di Alfredo Cacciani
di Federica Lavalle & Fabrizio Giusti

Chi pensa che l’acqua sia un servizio come gli altri, o una merce come tante, che si possa vendere e comprare: si sbaglia.

“Il grano che nasce e l’acqua che va / è un dono di tutti / padroni non ha”. Con queste parole un grande cantautore come Stefano Rosso, recentemente scomparso, concludeva la sua Bologna 77. A distanza di oltre trent’anni molte cose sono cambiate, anche nel modo di intendere il “bene comune”. Il sole è lontano (fortuna sua), ma l’acqua ha il grave disagio di vivere tra gli uomini, che talvolta si comportano come virus insolenti che attaccano i territori, li sfruttano e li abbandonano.
Dopo l’ennesimo colpo di mano che questo Governo ha inferto ai danni della nostra democrazia, e soprattutto a seguito della recente approvazione della legge che impone agli enti locali di privatizzare gran parte della gestione delle risorse idriche, occorre - e anche con forza - riaffermare che il servizio idrico integrato è un servizio privo di rilevanza economica, perché l'acqua non è una merce e come tale non può essere sottomessa alle leggi di mercato e della concorrenza. Esistono aree come Rocca Priora, nei Castelli Romani, in cui l’acqua è un bene di straordinario valore, persino culturale, paesaggistico e umano. Decine di fonti attraversano il territorio, molte di esse sono note e altre meno. Qualcuna è ormai pressoché morta a causa dell’urbanizzazione del territorio, altre invece rappresentano a tutt’oggi un indirizzo di salute, di igiene e di diritti. Sì, il diritto di vivere. Chi pensa che l’acqua sia un servizio o una merce qualsiasi, come tutti gli altri, da comprare o vendere, si sbaglia. L’acqua è un diritto universale. Ce l’ha data il corso della Storia, la Natura. Per questo ci sono uomini che, come padre Alex Zanotelli, si battono affinché il servizio idrico non venga privatizzato. Ma secondo quanto previsto da questa legge, dal 2011 l’acqua dovrebbe essere gestita da privati o meglio da imprenditori che, per la natura stessa della loro professione, vendono un prodotto soltanto se ci guadagnano e, chiaramente, darebbero il prodotto-acqua solo a chi è disposto e può permettersi di comprarlo. È così che, in uno scenario non tanto lontano da oggi, l’abbandono della gestione pubblica andrà non solo a discapito di un bene di tutti, ma andrà anche a generare degli enormi scompensi sia sulla buona qualità che sui costi, perché la legge di mercato pone le attività private nella giusta e legittima ricerca del profitto.
L'acqua è un diritto, e se qualche criminale pensa che sia il petrolio del futuro, avrà vita dura. Laddove è stata introdotta la logica del privato, che fa i suoi interessi e non quelli dei cittadini, il prezzo dell’acqua è aumentato e i cittadini hanno costituito dei comitati per continuare a pagare le bollette al Comune al prezzo giusto. Molto in questo senso possono fare le amministrazioni e gli enti locali che, sull’esempio del Comune di Fabriano, potrebbero impegnarsi in maniera integrata a “costituzionalizzare il diritto all’acqua”, riconoscendo anche nel proprio Statuto comunale il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile, e lo status dell’acqua come bene comune pubblico, confermando il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, rimangano pubbliche e costituiscano una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà. Chi pensa che la privatizzazione sia un modo per consentire una autoregolamentazione del mercato non ha imparato niente dall’attuale crisi economica. Aggrapparsi comunque all’idealità, alla poesia, per dirla in termini spicci, è inutile. Affermare la volontà popolare è l’unico modo per sganciarsi dalle paure del domani. “Abbiamo bisogno dell’amicizia sempre, proprio come abbiamo bisogno dei proverbiali fondamenti della vita: il fuoco e l’acqua”, diceva Cicerone. Ecco: un cambio di mentalità potrebbe essere iniziare a pensare all’acqua come a una nostra amica, che ci accompagna in tutte le giornate e senza la quale non si potrebbe vivere. Un amore indissolubile, questo, che ha bisogno quindi di essere protetto. Tutto ciò che di buono si è fatto nei confronti degli altri rimane nella vita e in coloro che verranno domani. Difendere l’acqua, la sua libertà, la sua salute, è come aiutare il figlio che avremo, l’amico più giovane, le famiglie, il nostro quartiere, la città in cui viviamo. Per questo è giusto evitare qualsiasi scempio palese o celato sotto le solite leggi incomprensibili. ■
 

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